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Quando la storia ispira nuove storie: “Il codice Da vinci” di Dan Brown

Avete presente il famoso pittore fiorentino Leonardo Da Vinci? E i suoi più famosi dipinti? La Gioconda ad esempio; la Vergine delle rocce, l’Ultima cena, etc… Ovviamente non sono dove dovrebbero stare, e cioè nel loro paese d’origine, ma sono ben custoditi al Louvre di Parigi, in Francia; che sebbene non sia la patria natale del genio, è stata per alcuni anni la sua casa. Ad ogni modo, al Louvre sono state riunite un’infinità di opere che vengono ben conservate, dunque, chi sono io per dire che quelle del maestro Leonardo, non debbano stare lì?

Bene, ispirandosi al suo genio e ad alcune “dicerie” su Gesù e la Maddalena -più che dicerie, direi che sono delle vere e proprie teorie sugli anni passati lontano dai genitori e sulla sua discendenza, ma preferirei sorvolare sull’argomento- e mescolando sapientemente, elementi massonici, storie di una setta, storie di papi e antipapi, e molto altro ancora, Dan Brown ci ha scritto il suo primo romanzo: Il Codice Da vinci.

Io, l’ho letto in soli tre giorni, e all’epoca andavo ancora a scuola, e avevo anche altri impegni; ma direi che è stato il primo vero libro a cui mi sono appassionata, e l’ho letteralmente divorato, pagina dopo pagina, restando a bocca asciutta ogni volta che dovevo smettere di leggere. Sono già passati dieci anni da quando lo lessi, eppure, è ancora impresso nella mia memoria; sta ancora lì, tra i miei libri preferiti. L’autore: Dan Brown;  sebbene fosse stato ampiamente criticato all’inizio, ha ben dimostrato, a mio parere, di saper unire: una storia ben congeniata, ad una buona dose di destrezza descrittiva.

Dan Brown sa regalare attimi di vera suspense intrisa di mistero, facendo nascere nel lettore la curiosità di conoscerne il seguito. Certo è, che qualcosa anche lui l’ha copiata da altri. So che all’epoca venne  accusato di plagio dagli autori del saggio: “Il santo graal”, 1982, già molto famoso; ma loro persero la causa, e così anche Dan Brown potè aspirare alla fama.

Ma parliamo della storia di cui parla il  romanzo: si tratta di un intricato sistema di enigmi, che il noto professore di codici “Robert Langdon”, viene chiamato a risolvere, per poi finire per essere il maggiore sospettato dell’omicidio del curatore; il quale gli ha lasciato il messaggio. Egli, si trova a risolverli insieme ad un’inaspettata assistente: una donna, che guarda caso, è legata a doppio filo con l’avvenimento: Sophie Neveu;  prima perchè è la nipote del curatore del museo appena ucciso: Jacques Saunière (gran maestro del priorato di Sion); e poi, perchè ha a che fare con il Santo Graal stesso. Ma non voglio dirvi altro, giacchè vi svelerei troppo se mai decideste di leggerlo.

Ad ogni modo, la storia è intrisa di riferimenti ai quadri di Leonardo -e già questo mi è molto piaciuto, giacchè sono un’artista, nonchè una pittrice- di riferimenti storici all’epoca di Gesù, di alcune leggende: sui templari; sul Priorato di sion; sull’Opus Dei; e di alcune teorie sulla Chiesetta di Rennes-le-Château e sul tesoro che trovò il parroco del luogo: Bérenger Saunière. Insomma, un mix davvero intrigante, che prelude un’interessante storia adrenalinica, sapientemente scritta.

Buona lettura.

 

 

Quando la storia ispira nuove storie: “Il codice Da vinci” di Dan Brownultima modifica: 2016-02-14T14:03:02+01:00da cristi84100
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